La direzione psicopatologica.

La varietà delle diverse anime della psicopatologia non ha consentito sin ora di creare scuole unificate, ma solo movimenti e “percorsi di lettura”. Per il loro spessore critico e culturale i contributi delle diverse correnti della psicopatologia fenomenologia sono stati universalmente riconosciuti come un’ottima palestra formativa, dando spesso vita a tormentosi percorsi conoscitivi individuali mossi dall’insoddisfazione per l’adesione ai saperi condivisi e convenzionali, sempre così carenti sia dal lato teorico che, soprattutto, da quello pratico (gestione concreta della pratica clinica, interventi terapeutici etc.). In questo senso si dice che il fenomenologo sia spinto sempre e comunque a trovare da sé il proprio stile e la propria prassi, come ogni persona creativa, come ogni “eterno debuttante”. D’altronde è l’evidenza intenzionale dei propri vissuti l’unico strumento che può appagare, almeno temporaneamente, il desiderio di conoscenza del fenomenologo, cioè un autentico contatto col reale.

Ovviamente questo processo non può sempre avere la stessa, talora insostenibile, intensità, e quindi nella pratica ha sofferto di attese, interruzioni, cedimenti a prassi più convenzionali, abituali, codificate e reificate. Protocollari.
La psicopatologia fenomenologica invece si è costituita in un corpo eterogeneo di conoscenze, ignorando le quali si può correre il rischio di ridurre la psichiatria a un sapere “mindless” (A. Ballerini). La conoscenza della psicopatologia fenomenologica favorisce il riconoscimento della presenza di presupposti epistemici molteplici e differenziati alla sofferenza mentale, evitando ogni cristallizzazione teorica riduzionistica e dottrinale. Come concludono Gross e Huber (1993), “Noi abbiamo bisogno della psicopatologia fenomenologica, in accordo all’assioma: “First things first”. Non c’è psicopatologia, non c’è psichiatria e forse nemmeno possibile psicoterapia, senza questa considerazione, preoccupazione, questa “cura” dell’esperienza interna dell’uomo, paziente e curante, psicopatologo. E’ grazie alla privilegiata attenzione alle esperienze interne della persona così come alle modalità costitutive della presenza umana che la psicopatologia fenomenologica può rappresentare una sorta di lingua comune, di koiné, della psichiatria nelle sue diverse declinazioni, dalla descrittiva a quella terapeutica (Arnaldo Ballerini).

Singolarmente antica suona allora l’osservazione di John Strauss che ha scritto: “Ci sono molte cose che i pazienti stanno tentando di dirci sulla loro esperienza soggettiva e che sistematicamente non riusciamo ad ascoltare”. Ecco, è questo “ascoltare (…) l’esperienza soggettiva” il punto zero, ma anche il punto di partenza di ogni approccio tendenzialmente fenomenologico, che del resto ogni Servizio di Psichiatria che funzioni realizza (certo in modo diversificato) nella prassi quotidiana, mettendo da parte ogni riduzione, pretesa esplicativa ed ogni teoresi assolutizzante.


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La Società Italiana per la Psicopatologia, nata nel 1994, è una società di studiosi, professionisti ed appassionati di psicopatologia che intende con la sua opera diffondere la cultura psicopatologia in Italia, nei servizi e nel privato. | Contattaci | Chi e dove siamo |