La ricerca attuale. Neuroscienze e psicoterapia fenomenologica.

Negli ultimi anni si è assistito ad un significativo, sorprendente e fruttuoso avvicinamento dei metodi fenomenologici ad alcune acquisizioni delle neuroscienze e delle scienze neurocognitive, tanto che è stata coniata la dizione di “neurofenomenologia”. Questa ricongiunzione della fenomenologia con le scienze psico(bio)logiche di base è dovuta alla consapevolezza della necessità di rintracciare le correlazioni biologiche e cognitive non in riferimento a costrutti astratti (come diagnosi o dimensioni psicometriche) bensì a dati esperenziali immediati. La validità di queste correlazioni, che si avvalgono anche di strumenti di codifica fenomenologica (come le scale per i sintomi base delle psicosi) e di alcuni avvicinamenti con i dati sperimentali di matrice cognitivista, appare infatti estremamente promettente e condivisibile dall’intera comunità scientifica. Importante appare oggi la posizione della fenomenologia nel dibattito sempre attuale sui modelli della mente e sul significato della costituzione dell’identità personale. Anzi, si può dire che in fondo la riflessione fenomenologica si pone come riflessione sulle condizioni costituenti e costitutive dell’identità, spesso largamente attaccate e compromesse dai processi psicopatologici, soprattutto “endogeni” (psicosi idiopatiche).

Ulteriore e non trascurabile ragione dell’interesse per la psicopatologia fenomenologica è la sua capacità di far emergere in modo profondo  i fondamenti di ogni prassi psicoterapeutica: la sfera empatica e dialogica dell’afferramento eidetico, la disposizione all’accoglimento incondizionato dell’altro secondo i modi propri dell’incontro io-tu e dell’illimitata apertura al senso delle esperienze psicopatologiche appaiono infatti i momenti fondativi di ogni psicoterapia non comportamentale e non manipolativa. Partendo dal concetto principe di epoché, quella del paziente e quella dello psicopatologo, dai movimenti prassici e mimetici dell’empatia, spogliata delle sue significazioni più banali, la psicopatologia fenomenologica appare come base imprescindibile, punto di partenza e d’arrivo di una psicoterapia che si sappia fare indagine sull’uomo, dell’uomo e del suo mondo, di quello dello psicopatologo. Alla ricerca non di nuove e creative diagnosi ma delle sproporzioni, dell’obliquo, del sentire obliquo che in fondo è solo umano. Indagine sulla persona, la persona dello psicopatologo e del paziente. Perché non è strada, quella che si fa da solo.


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