Bruno Callieri. Psicopatologia e fenomenologia di un maestro.

Giovedì 9 febbraio nella sua casa di via Nizza, in una Roma ferita dal ghiaccio, è morto il prof. Bruno Callieri.

Grande ed instancabile ricercatore, uomo di una cultura sterminata, maestro di vita e psicopatologia, Presidente Onorario della Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica, sarà sempre esempio e luce per tutti coloro che da psicopatologi e fenomenologi vorranno avvicinarsi allo studio del mondo e del dolore altrui avendo quale mezzo d’indagine solo e soltanto il proprio sentire, il proprio essere uomini.

Pubblichiamo di seguito una breve nota biografico-scientifica redatta da Gilberto Di Petta.

Nato a Roma nel 1923, si è laureato in Medicina e Chirurgia alla Sapienza nel 1948. E’ stato interno per molti anni alla “Neuro” di Gozzano, nel prestigioso Istituto di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali che fu di Cerletti, dove si è specializzato in Neuropsichiatria ed ha lavorato a stretto contatto con Lucio Bini, Giancarlo Reda, Gaspare Vella, Giovanni Bollea, Luigi Frighi, Giovanni Jervis, Aldo Semerari. Prima della divisione tra neurologia e psichiatria, la “Neuro” era un grosso reparto di accettazione psichiatrica, a cui afferivano, da tutta Roma e da altre regioni italiane, i pazienti più complessi. Qui, incontrando centinaia di “casi” acuti, Callieri ha compiuto i suoi studi capitali sulla Wahnstimmung [WS] e sulla Weltuntergangserlebnis [WUE]. Ha conseguito la Libera Docenza in Psichiatria, nel 1954, e in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali nel 1956.

E’ stato per sei anni Direttore dell’Ospedale Psichiatrico “S. Maria Immacolata” di Guidonia. Nel 1961 ha svolto un internato ad Heidelberg con Kurt Scheneider, e ha ricevuto dal Prof. Kranz l’invito a collaborare ad un volume collectaneo, Psychopathologie Heute, in onore del settantacinquesimo compleanno di Kurt Schneider, con un saggio sulla Wahnstimmung. Ha intrattenuto relazioni dirette ed epistolari con le maggiori figure internazionali del Novecento psicopatologico: Schneider, Zutt, Lhermitte, Kleist, Minkowski, Denis Leight, Aubrey Lewis, Lopez-Ibor, Barahona-Fernandez, von Gebsattel, Straus, von Baeyer, Tellenbach, Blankenburg, Tatossian, Azorin, Schipkowenki, Hans Hoff, Perre Pichot, Manfred Bleuler, Burger-Prinz, Matussek, Weitbrecht, Danilo Cargnello. Nel 1983 ha tradotto in italiano la Psicopatologia clinica di Kurt Schneider. E’ così diventato il più autorevole rappresentante della Heidelberger Schule in Italia. Ha collaborato con Ernesto De Martino alla stesura di alcune parti del testo “La fine del mondo”, trattando, in particolare, il tema delle apocalissi psicopatologiche accostate alle apocalissi culturali, grazie ai propri studi sull’esperienza delle fine del mondo negli schizofrenici. Ha collaborato alla seconda edizione (1971) del Trattato di Psichiatria di Bini e Bazzi, ha collaborato all’Enciclopedia Treccani con la voce Psichiatria, e all’estensione di numerosi lemmi per l’Universo del Corpo, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, (1999- 2001). Nel 1972, con Castellani e De Vincentiis, ha pubblicato i Lineamenti di Psicopatologia Fenomenologica, con prefazione di Danilo Cargnello. Nel 1982 ha pubblicato Quando vince l’ombra, testo che ha costituito, per molti giovani clinici, l’iniziazione alla Psicopatologia Fenomenologica. La sua sterminata produzione scientifica, in articoli, testi collectanei e monografie, non è riassumibile. Organiche raccolte di alcuni tra i suoi scritti più significativi sono state curate da Gilberto Di Petta, per le Edizioni Universitarie Romane, nei testi: Percorsi di uno Psichiatra, (1993), Il Mondo sospeso 1999. Corpo, esistenze, mondi (2007), Io e Tu (2008), a cui si rimanda per più estese note bibliografiche. In maniera inversamente proporzionale allo scadere dell’interesse italiano e internazionale sulle tematiche psicopatologiche nella Seconda metà del Novecento, Callieri, rinunciando, per questo, ad ogni velleità di carriera accademica, ha approfondito lo scavo psicopatologico, facendolo diventare una vera e propria trincea di resistenza epistemologica, e curvandolo molto in senso antropologico. Ritiratosi dalle attività pubbliche, la sua casa di Roma, a via Nizza 59, è diventata, negli ultimi trenta anni, il crocevia obbligato di quanti, filosofi, psicologi, psichiatri, giovani e affermati, hanno avuto a cuore un approccio non riduzionistico all’uomo. Schivo sempre da sistematizzazioni rigide e da prese di posizione ideologiche o scientifiche unilaterali, Il suo lavoro, come egli stesso ha sempre sostenuto, ha voluto essere una guida più al mistero che alla conoscenza, più al rispetto che alla conquista, più al percorso che alla meta. Il primato della clinica, il crocevia ineludibile tra psicopatologia e filosofia, i chiaroscuri e le ambiguità dell’esistenza, l’enigma dell’altro, la declinazione reciprocante, interpersonale ed interumana della psicopatologia, lo psichiatra come human scientist, il profilo dell’ombra psicotica che incombe e immane nella condicio humana di ciascuno di noi, costituiscono l’indimenticabile portato di Bruno Callieri alla psichiatria, alla psicopatologia e alla cultura contemporanea, su cui soprattutto le generazioni future, rischiosamente sommerse dal tecnicismo e dal riduzionismo, si troveranno radicalmente a dover riflettere. – Gilberto Di Petta.

(Nella foto il prof. Callieri a Figline Valdarno, nel 2010)

Paolo Colavero

Paolo Colavero. Psicologo clinico, psicoterapeuta individuale e di gruppo. Psicopatologo in pectore, vive e lavora tra Milano, Parma, Firenze e Lecce. E' Socio fondatore della Scuola di Psicoterapia Fenomenologica e Fenomenologia Clinica e Socio Ordinario della Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica, nonché responsabile operativo del sito internet.