La base di partenza. Attualità in Psicopatologia Fenomenologica.

Per “psicopatologia fenomenologica” si intende un insieme di impostazioni che hanno in comune l’intenzione di afferrare e descrivere gli accadimenti psichici abnormi così come essi si danno immediatamente  alla coscienza dell’esaminatore, nel loro darsi nell’hic et nunc e nel loro generarsi e divenire. A questo fine è necessario una preliminare sospensione (detta epochè) degli atteggiamenti abituali, di ogni sorta di pregiudizio culturale verso la persona con malessere psichico, delle conoscenze psicologiche generali, delle costruzioni teoretiche e interpretative; il soggetto che presenta vissuti psichici abnormi viene ad essere colto come esistenza indissolubilmente connessa alla sua situazione, come “presenza” che vive in una serie di rimandi di senso (in un proprio “mondo”). L’atteggiamento fenomenologico implica pertanto un continuo vaglio critico  di tutti i metodi che mirano ad afferrare lo psichico riducendolo alle sue determinanti, siano esse biologiche, psicologiche (cognitivo-comportamentali e psicodinamiche) o sociali (sociopsichiatria, teorie sistemiche).

Non c’è né ci può essere, peraltro, in fenomenologia, un rifiuto a priori di nessuno di questi contributi teorici. A grandi linee possiamo indicare che la psicopatologia fenomenologica si declina in due direzioni: una descrittiva, che segue gli insegnamenti della “Psicopatologia generale” di Karl Jaspers e della “Psicopatologia clinica” di Kurt Schneider; una seconda, invece, cosiddetta “eidetico-modale-trascendentale”.
La ricerca in psicopatologia descrittivo-soggettiva inaugurata da Karl Jaspers nei primi decenni del XX secolo e proseguita da Kurt Schneider è stata connotata dall’attenzione, dall’analisi e dallo studio sistematico delle “esperienze interne”, quali esse si danno alla coscienza, quali sono sperimentate, vissute dall’individuo e ai “modi” con i quali il dato di coscienza si manifesta, si articola e si sussegue ad altri.

La psicopatologia eidetico-trascendentale, invece, tenta di oltrepassare il piano meramente descrittivo (ciò che prova il malato, come è possibile riviverlo e comprenderlo), attraverso una serie di procedure che rinviano l’una al metodo delle riduzioni delineato da Edmund Husserl (secondo il quale è possibile costruirsi immagini progressivamente più “essenziali” di un determinato oggetto o di un vissuto, entrambi intesi come compimenti di atti intenzionali), l’altra all’analitica esistenziale di Heidegger che tenta di proporre una comprensione dei vissuti su un piano ontico, cioè in riferimento alle categorie a priori, trascendentali, dell’esistenza. L’anima husserliana e quella heideggeriana di questa fenomenologia post-jaspersiana si sono peraltro declinate nelle diverse scuole nazionali (anglosassone, francese e soprattutto tedesca) in riferimento ai contributi teorici e teoretici di molti altri filosofi, assumendo via via sfumature diversificate. Vi sono state anche ibridazioni, influenze di teorie sociologiche, psicoanalitiche, linguistiche, in un’ottica integrativa pluridisciplinare che non ha però dato frutti pratici importanti (Dalle Luche).

Se metodi e compiti della psicopatologia descrittiva sono rimasti sostanzialmente immodificati nel corso del XX° secolo, e possono quindi soltanto essere sviluppati e ulteriormente definiti in funzione dei mutamenti clinici e socio-antropologici, le correnti che tentano di oltrepassare questo indirizzo hanno dato vita ad una serie di contributi originali irriducibili l’un l’altro (ad esempio quelli di autori così diversi come Minkowski, Binswanger, E. Straus, Tellenbach, Blankenburg e Laing).

Dr.Giampaolo Piazza
Segretario della Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica

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